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19 January Erik SatieSatie.
La sua musica è come l'abito che abbiamo addosso
che non chiede di essere ascoltata,
che non vuole catturare per forza le orecchie di chi ascolta,
resta sullo sfondo,
costituisce lo scenario e
ha la clamorosa ambizione
di cambiare la vita stessa.
Il tavolo degli amici di Satie era composto da dissacratori formidabili quali Cocteau, Picasso, Picabia, Massine, Léger, Debussy, Fargue, Utrillo...eppure ancora oggi a parte i pochi e soliti ignoti che impazziscono per le sue Gymnopédies o le sue Gnossiennes, permane una stragrande maggioranza che ne ignora completamente e serenamente l'esistenza.
Eppure Satie ha influenzato con la sua musica una legione intera di compositori, ed ancora oggi la sua "ombra" si proietta sulla musica contemporanea.
Leggo che proprio insieme a Jean Cocteau, nel 1918, sarà uno degli artisti ispiratori del famoso Gruppo dei Sei e la sua musica influenzerà anche suoi contemporanei come Debussy, Ravel e Stravinskij (!!!).
Soprattutto quando la si ascolta per la prima volta, la sua musica ha qualcosa di levigato e prezioso, che "lucida" il sentire, che ci restituisce una varietà d'emozioni incredibile.
Mi era venuta voglia di raccontarvelo, Satie.
Ascoltatelo...Cage diceva di lui << Non è questione di importanza, in Satie, è che lui è indispensabile>>. 15 January PreoccupazioneLa verità, come scrive J.G. Ballard, nel suo ultimo romanzo, "Il regno a venire", è che <<i quartieri residenziali sognano la violenza. Addormentati nelle loro sonnacchiose villette, protetti da benevoli centri commerciali, aspettano pazienti l'arrivo di incubi che li facciano risvegliare in un mondo più carico di passione>>.....il fatto è che quando è il consumismo a darci la misura dei nostri valori la spiritualità si svuota, la politica si riduce a caos e la democrazia all'erogazione di un servizio pubblico come il gas e la luce.
La verità è che tutto questo comfort ci piace, ma dopo una vita di shopping ci si annoia, ci si sente vacui. E allora ci si scopre a provare un inconfessabile piacere per il crimine, a eccitarsi per il delitto.
Da un articolo di Antonio SCURATI de La Stampa
Mi viene in mente il caso del massacro di Erba...io al contrario non ho provato alcunchè davanti alla morte di quelle persone, nè davanti alla rabbia di Azouz Marzouk (ormai una celebrità) ne davanti all'apparente normalità dei due "impossibili" killer. Perchè? Sarà che ormai, e da lungo tempo i media puntano tutto sui valori spettacolari a discapito di quelli informativi, sarà che queste notizie arrivano all'ora di pranzo e cena e quindi le "digeriamo" insieme al formaggio e ci è diventato uno stomaco grosso così?
Sarà, eppure provo la strana sensazione d'una preoccupata non-preoccupazione... 12 January Ho caldoIl riscaldamento globale è una realtà che continua a sembrarci parallela, ma che diventa sempre più terribilmente presente.
Vi riporto questo "ottalogo" di piccoli gesti quotidiani e non, quelle cose che su tutti facessimo blablabalba...
OTTOCOSEDAFARE
1*CAMBIA LA LUCE
Sostituisci una lampadina normale con un'altra fluorescente (a basso consumo) per risparmiare 68.039 gr di diossido di carbonio l'anno
2*FAI A MENO DELL'AUTO
Cammina, prendi la bici, condividi l'auto o prendi i mezzi pubblice più spesso. Risparmierai 454 gr di diossido di carbonio ogni 1,61 km non percorsi in auto
3*RICICLA
Puoi risparmiare 1.088.622 gr di CO2 l'anno riciclando anche solo la metà dei tuoi rifiuti
4*CONTROLLA LE GOMME
Tenere sotto controllo la pressione dei pneumatici permette di ridurre l'emissione di gas del 3 per cento. Ciascun litro di gasolio risparmiato vuole dire almeno 2.387 gr di diossido di carbonio in meno nell'atmosfera
5*RISPARMIA L'ACQUA CALDA
Serve parecchia energia per riscaldare l'acqua. Consuma meno acqua calda installando un rubinetto a getto ridotto (per risparmiare 158.757 gr di CO2 l'anno) e lava i vestiti in acqua fredda o tiepida (per risparmiare 226.796 gr di CO2 l'anno). Aggiungo, quando facciamo la doccia, interrompiamo il getto d'acqua calda mentre ci insaponiamo, so che a molti sembrerà una bestemmia contro il proprio MERITATO relax, ma abbiate un minimo di coscienza!
6*EVITA GRANDI IMBALLAGGI
Puoi risparmiare 544.311 gr di diossido di carbonio riducendo i tuoi rifiuti del 10 per cento
7*REGOLA IL TERMOSTATO DI CASA
Sposta il tuo termostato di 2 gradi in meno d'inverno e di 2 in più d'estate (?):con questo spostamento minimo puoi risparmiare circa 907.185 gr di diossido di carbonio l'anno.
8*PIANTA UN ALBERO
Un solo albero assorbe almeno 1 tonnellata di CO2 nella durata della sua vita
Ehm....e adesso? Io queste cosine ve le riporto da un volantino agguantato al cineforum, in pratica è la pubblicità di "Una scomoda verità", film nelle sale dal 19 gennaio.
E questo è tutto.
10 January PartenzeOggi post faceto ma non troppo.
Ieri sera due partenze, Panetta a Dublino, Gulino a Cuba.
Però.
Ho cercato di creare un' istanza, un momento per salutare chi forse non avrebbe voluto essere salutato e "intervistato", il valoroso ier sera era depresso, non è una novità, però qualche sorriso l'ha masticato, whiskey in una mano e incertezza nell'altra.
Volevo salutarlo, e ho radunato il Giovanni e Deseppo per una cosa schiva e privata e invece, ecco spuntare Chiara (peraltro da me invitata) e Richard (peraltro dal Deseppo invitato)...che il valoroso incuta timore?
Sono rimasto sorpreso dal suo atteggiamento, non sembrava una persona in partenza, ma un treno fermo in stazione. Io fremo quando parto. Ma chissà cose muove i misteriosi grovigli animali (nel senso di anima) di Panets...sono contento quando un mio amico parte, mi fa venire voglia di rischiare ancora, come canta Lorenzo, come chi gioca come si innamora.
D'un tratto ecco i Gioes, e Stikkio, e Pinta con Diana e RobyAnnaCapeWolloSalvo e Guli e Kas, a sorpresa, una pioggia di amici, di facce che non vedo quasi più e sono allegro, racconto di facoceri e tapiri e si ride, accanto al camino, il bk mi sembra quasi una locanda ideale, poi si tenta una zingarata alla 2Cv di Chiara che ride, ed è contenta di scoprirmi anche simpatico fra la gente e io le dico, "ma no" e lei "ma si"...
Vabbè, il calcetto ha poi ingoiato il tutto ma ci sta, esco mezzo brillo e c'è da portare Stikkio a casa, e chi lo porta? Io sono senza macchina ed è il turno di Salvo, che barcolla ma non molla e poi "ma sì che ci vuole, mi vuoi mollare qui?".
Guli se ne è andato silenziosamente...gli ho chiesto che s'aspettava da questo viaggio (io mi ostino a chiamarli viaggi e non vacanze), e lui mi ha risposto senza troppo entusiasmo, ma forse si tratta solo della sua flemma, che è la vacanza che lui e Ca non si erano concessi l'anno scorso. Ma io dico, 'sti cazzi vai a Cuba...vabbè, i viaggiatori non mi sono sembrati troppo entusiasti di ciò che li attende, secondo me non ne hanno la piena consapevolezza, sarà che per me il viaggio è un'esperienza così gratificante che salto e salto quando ne preparo uno...Guli è troppo formale, e basta.
Grandi cose auguro loro, anche di tornare.
06 January VeneziaVenezia va respirata.
Città che agonizza sotto i piedi del mondo, costruita sull'assurdo, dedalo pastello che affonda le dita nel portafoglio.
Vive di riflessi e onde, confonde il dove e il come, ma resta, incide e dona se stessa.
L'amo, è la seconda volta che la visito e ci tornerei...mi ha sempre regalato emozioni, la ritrovo nelle canzoni, la inseguo come un sogno che al mattino diffonde il suo profumo d'oblio.
E lascia echi d'ombra.
Nei vicoli segreti lontani dai giapponesi, là dove l'oro di San Marco non macchia i soffitti, è tutto un caracollare di memorie e assensi, di sussurri e sciabordii d'acque, le gondole sono le lame scure che incidono di silenzio lo specchio mutevole di quel verde sporco, che lentamente incombe, a sigillare la città nella sua inespugnabile cassaforte.
Qui si parla solo di emozioni, le architetture sono ovviamente da togliere il fiato...nn starò qui a commentarle.
Tra l'altro a Venezia mi sono capitate le più strane coincidenze degli ultimi mesi, tipo un guanto destro perso su Rialto e ritrovato in bungalow, schiocco di dita in playback nel buio della stanza (?!?) e altre cose...
Il capodanno altro non fu che un pretesto, uno stratagemma sociale per tornare là, dove il cielo si abbraccia col mare che scorre sui marmi che l'uomo scolpisce da solo, per fare uno sgarro agli Dei, per rivaleggiare in bellezza col resto del mondo.
Le maschere a Venezia ti perseguitano e Murano altro non è che una vetrina (questo è tutto ciò che ho potuto notare, era buio e le botteghe dei mastri vetrai erano chiuse).
La convivenza coi soci è stata molto buona, ci si poteva scannare e mordere e odiare e invece no, che bello, in uno spazio vitale piccoliiissiimo ci si è voluti bene...grazie, nn avrei retto altre tensioni.
Ci torniamo? Ci torniamo?
27 December Il sensoVien poi da chiedersi il senso, sempre il senso, perchè senza un senso sentiamo che stentiamo a collocarci. Senza un senso, una direzione.
Le feste mi rendono di regola un po' triste, perchè se non sei felice dovresti comunque esserlo, e allora mi chiedo quante sono le persone che stanno male e fanno la fila alle mense comuni, solitudini intrecciate dalla miseria, calore bramato, calore implorato e io che pretendo di non soffrire.
Oggi quasi duecento uomini in Nigeria sono morti bruciati vivi nelle stazioni di estrazione petrolifera della Shell (o Tamoil? o qualunque altra?).
Nel sud-est asiatico si è abbattuta l'ennesima sciagura ambientale.
I soldati americani deceduti nella guerriglia irachena hanno quasi raggiunto il numero di quelli scomparsi nel crollo delle torri gemelle. Quasi tremila.
E Putin.
E le relazioni difficili con me stesso, forse solo ora che sto scrivendo mi rendo conto di cosa non va in me...non trovo il senso di me.
Ho sempre avuto un ottimo rapporto con me, mi sapevo ascoltare, capire, sapevo cosa volevo e cosa no e non avevo paura, ma me la stanno iniettando piano piano, a forza di televisione e quotidiana afasia e ho paura di avere paura, non la voglio questa fottuta paura che paralizza le mie parole e complica orrendamente tutto.
Sogno spesso delle porte.
Alcune di queste solamente disegnate sulle pareti, che posso aprire sfiorandole e danno accesso ad altre stanze, alcune si aprono su spelonche buie da dove provengono sibili di aria morta, altre che conducono altrove, su prati di cielo.
Credevo di essere libero, ma non so più come esserlo, cerco di tenermi lontano da ogni classificazione e definizione, se non quella del musicista, che per altro comincia ad andarmi forse stretta...eppure è quello che ho sempre desiderato no? Sento che ho bisogno di più, l'amore è un ottima strada per il miglioramento di se e quindi del mondo, ma il sesso non è una soluzione, il sesso unito all'amore lo è parzialmente, ma scordatevi tutti, voi amici che non trombate da anni, che questa sia LA soluzione! ...almeno per me.
Ma cos'è alla fine questa voglia di libertà, cos'è? Non credo sia l'abbandono di tutto quel che offre la realtà, non sono le droghe leggere o pesanti, non sono gli aperitivi in centro o le gite programmate, non è il pensiero del tempo, non è il lavoro nè la famiglia che diventa obiettivamente insostenibile.
Ho bisogno di tornare indietro nel tempo e vivere un quattro/cinquecento anni e fare un po' d'esperienza, ecco.
Sono offeso con me stesso da come mi relaziono con gli altri, sono taciturno e imbarazzato come uno scolaretto, non riesco ad argomentare con convinzione le mie idee e confondo le cose. Ho bisogno di uno psicologo? Forse è l'isolamento nel quale mi sto confinando per studiare che mi rende così, forse a me non fa bene stare da solo, ma mi sembra che le persone mi cambino attorno e di non saper stare sulle loro lunghezze d'onda. Io ho le mie e potrei circondarmi di persone della MIA lunghezza d'onda, e così tento di fare, ma sono così poche. E non so nemmeno perchè parlo così apertamente di queste cose personali davanti a un numero di lettori praticamente infinito....forse per nascondermi meglio, o per farmi leggere da qualcuno in particolare, vero "briscola"?^:^
Tra un pochino vado a Venezia per la seconda volta, in compagnia buona, voglio sole e bellezza e serenità e estasi.
Mondo aspettami.
22 December Di ingranaggio in ingranaggioAveva intravisto non l'occhio semplice di una bimba, ma un baratro misterioso che s'era aperto un poco per richiudersi bruscamente.
C'è un momento in cui qualsiasi fanciulla guarda a quel modo: guai a chi si trova lì! Quel primo sguardo di un anima che non conosce ancora se stessa è come l'alba nel cielo, il risveglio di qualcosa di splendente e d'ignoto; nulla saprebbe rendere il fascino pericoloso di quel bagliore inatteso che a un tratto illumina vagamente tenebre adorabili e si compone di tutta l'innocenza del presente e di tutta la passione dell'avvenire, quasi una tenerezza indecisa che si rivela a caso e attende. E' un tranello teso dall'innocenza a sua insaputa, con il quale esso imprigiona i cuori senza volerlo e senza saperlo.
E' una vergine che guarda come una donna.
E ancora...
Lo sguardo delle donne rassomiglia a certi congegni apparentemente tranquilli ma formidabili. Ogni giorno passiamo loro accanto tranquillamente e impunemente, senza alcun sospetto, anzi a un certo momento dimentichiamo perfino che l'ordigno esiste. Si va, si viene, si medita, si parla, si ride. A un tratto ci sentiamo presi: è finita. L'ingranaggio vi tiene stretto, lo sguardo vi ha preso, non importa dove, nè come, per una vostra distrazione. Siete perduto, e finirete dentro tutto quanto: un incatenarsi di forze misteriose s'impadronisce di voi, vi dibattete invano, nessun soccorso umano possibile, cadete di ingranaggio in ingranaggio, di tortura in tortura, voi, il vostro cervello, il vostro avere, il vostro avvenire, la vostra anima; e secondo che sarete in potere di una creatura malvagia o di un nobile cuore, non uscirete da quaesto congegno spaventevole che sfigurato dalla vergogna o trasfigurato dalla passione.
Victor HUGO
I Miserabili
ed. Mondadori 09 December Non sparate su BariccoVorrei qui riportare un articolo integrale del beneamato Gramellini, su uno spinoso tema di matrice letteraria che vede in parte la mia condivisione...ve lo propongo, sperando di non essere passibile di denuncia per violazione di qualcosa.
NON SPARATE SU BARICCO
Negli ambienti cosiddetti culturali Baricco viene ormai trattato come Berlusconi: nessuno lo prende sul serio. E' sufficiente nominarlo perchè l'interlocutore atteggi il volto a un sorriso, aspettandosi la battuta salace o preparandosi a farla. Da quando poi ha prestato il fianco ai critici, lamentandosi pubblicamente del loro trattamento, deriderlo e sottovalutarlo è diventato un gioco di società. Siano "I Barbari" o l'imminente rivisitazione del "Flauto Magico", ogni sua levata di ingegno più o meno riuscita si trascina dietro accuse di banalità e furbizia, che viceversa vengono risparmiate a una pletora di scrittori illeggibili: contemplatori estenuati del loro ombelico, ma interni alla casta intellettuale, cui li accomuna lo snobismo elitario e il disprezzo per il pubblico. Non si capisce perchè un Tiziano Scarpa o un Aldo Nove, tanto per fare due nomi che non conosce quasi nessuno, vengono considerati letteratura e Baricco intrattenimento per commesse. O forse si capisce benissimo. Baricco ha osato scrivere libri che possono indurre a leggere persino chi abitualmente non lo fa. In qualunque altro paese verrebbe ringraziato per questo. Non in Italia.
A differenza di quella anglosassone, da secoli la nostra cultura non si rivolge all'opinione pubblica, ma a se stessa. Si considera un codice cifrato da non condividere con la plebaglia piccolo borghese. E ogni qual volta salta fuori un divulgatore che prova a farlo, gli salta addosso con le armi del disprezzo e dell'irrisione. Successe già a Montanelli, i cui libri di storia ebbero il torto di rammentare a milioni di italiani che Garibaldi e Giulio Cesare non erano coetanei. Ora tocca a Baricco, che sarà più bravo a leggere che a scrivere, ma che comunque si fa leggere, quando scrive.
Massimo Gramellini
La Stampa
9/12/06
Aggiungo che, stando alle testimonianze di chi ha vissuto l'esperimento Bookstock e assistito alla performance di Baricco, lo scrittore in questione non abbia dato prova di grande umiltà e di contatto con il suo pubblico, ostentando arie da grande luminare intellettuale della cultura italiana, criticando la prosa del Fenoglio e dando lustro e arie alla sua propria creatura, la discussa "Scuola per giovani scrittori Holden".
Io non c'ero, non posso giudicare, ma credo che le parole del Gramellini siano vere, quando afferma che Baricco sia un divulgatore, scrive, si muove nella musica, ha creato una scuola, e perchè no vende anche benino...che male c'è? Forse ha un po' la puzza sotto il naso? Forse crede di essere troppo grande? Forse si prende troppo sul serio? Sono in effetti caratteristiche che riscontro in parecchie persone che incrocio a Cascine vica, dal panettiere, negli uffici.... 06 December Diciassettesimo giornoFONCEBADON
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21/08/06
Uno dei posti più incredibili del Cammino.
Foncebadon è praticamente un villaggio fantasma... sono le rovine delle antiche case a dare il benvenuto allo stanco pellegrino, tutto è immerso nella calura immobile del pomeriggio agostino.
La città (!) è antica, fondata più o meno intorno all'anno 900-1000 e fu nel medioevo un importante centro per i pellegrini che salivano sul monte Irago...è stata abitata fino all'inizio del XIX° secolo. Trovare posto per la notte è stato difficile, solo due albergue da 30 posti e già affollati alle 15:00...per fortuna ci hanno consentito fraternamente di dormire nella cappella adiacente all'albergue.
Siamo, dopo giorni e giorni di pianura, tornati alle montagne, e si sta splendidamente. Il sole è una spada e le colline intonano il loro canto verde ricco di suggestioni soffiando nell'ancia del vento.
Molti incontri in questi ultimi due giorni, la tappa di ieri l'ho fatta camminando per tutto il giorno con una tedesca dai capelli rossi (che mi aveva dato 28 anni, udite udite!) che si chiama Susi.
Qui il cielo è immenso... stasera insalata di stelle!
Bene, le pagine sul mio Cammino di Santiago terminano qui...per tre motivi, in sostanza, che presi singolarmente non sembrano importanti, soprattutto se li rammento a ormai quattro mesi dal viaggio, ma:
1- finiscono le pagine del Moleskine che Chiara mi ha regalato per il viaggio (ho provato a comprarmi un altro quadernino, ma non c'è stato verso, sono riuscito solo a scrivere i conti delle spese, le tabelle di viaggio per le distanze e una poesiola smozzicata scritta a Muxia che ha per titolo "Finisterre")
2- l'abitudine alla riflessione introspettiva lascia spazio alle caciare serali coi compagni di viaggio...di silenzi ce ne sono già parecchi durante i lunghi tratti a piedi, e la sera, benchè stanchi, c'è voglia di comunità
3- si vive più che scrivere, bisogna cercare il posto per dormire, preparare da mangiare, lavarsi la roba e in più si è sfatti come portantini...la tenuta di un diario diventa sporadica.
Io v'invito sempre al viaggio, di qualunque natura esso sia, per scoprire che le cose esistono davvero, e respirano...chiunque siate.
"Il viaggio non è l'emozione di attimi pericolosi,
il viaggio è la gioia del Tempo,
pericolo è stare rinchiusi.
Paese significa Storia
e Storia significa Lingua
impara la tua direzione
da gente che non ti somiglia."
Il viaggiatore
Mercanti di Liquore 29 November Sedicesimo giornoLEON-VILLAR DE MAZARIFE
h 16:13
19/08/06
La pioggia che per tre giorni ci ha malauguratamente accompagnato, all'arrivo a Villar ha proseguito il suo viaggio senza di noi. Dopo una notte insonne passata in un albergue di suore benedettine a Leon a causa di un esercito di "roncadores" (i russatori) di prima categoria, ci siamo rimessi in cammino.
Leon è grande, ha una cattedrale imponente che brilla come una scheggia di marmo bianco quando ci si avvicina alla città, ci sono motorini, ragazzi, negozi, servizi di ogni tipo. Eppure dopo tanti giorni di Cammino tutto questo ti travolge lasciandoti indifferente, come un fiume che scorre senza bagnarti.
Oggi a Villar.
Alloggio in un albergue che si affaccia su un cielo enorme (nessun edificio si frappone fra l'orizzonte e le parallele del mio sguardo) affollato di nuvole bianche e soffici e violette.
A un tavolino una bella signora dagli occhi smaltati di grigio appunta i suoi pensieri, e la sua sagoma è parte del paesaggio ritagliata netta in un'idea. Ci guardiamo un istante...cominciamo a parlare, è svizzera ed è partita due mesi fa da Lione, in Francia, è già arrivata a Santiago e ora sta tornando, sempre a piedi. Ne ho già incontrati di pellegrini come lei, che tornano indietro a piedi, hanno tutti negli occhi e nella voce e nei gesti, qualcosa che noi non abbiamo. E non si tratta solo di Km.
Si è presentata come "esploratrice di sogni", e di questo abbiamo parlato. Entrambi constatiamo che lungo il Cammino, a tratti, i sogni sono freqentissimi; mi insegna che occorre imparare a discernere i sogni importanti da quelli "digestivi". Le dico "Alcuni sostengono che sia solo chimica cerebrale" lei risponde "Forget it, it's only materialism".
Dice di aver avuto spesso sogni premonitori, non ne dubito affatto.
Le ho raccontato il sogno di ieri notte; assistevo (e nulla più) alla vita d'una bimbetta, da quando era piccola, alla pubertà, all'adolescenza, alla giovinezza, alla maturità, alla vecchiaia; la sua vita, i sorrisi, i dolori e gli incontri, una vita, tutto impresso su una pellicola sgranata.
Sulle prime mi era sembrata Chiara da piccola....un po' le assomigliava, e poi mi manca così tanto (la sogno spesso).
Ma la mia interlocutrice mi ha detto che quella era la "inner part of me", la mia anima. Lei sogna invece un uomo, malvagio. Abbiamo parlato a lungo, mi ha detto di scrivere sempre i sogni che faccio, considerando che tutto ciò che sogno sono io. Sogno un elefante? Devo scrivere: "Io, l'elefante..."ecc...chiaro? A voce è più facile! Ci siamo lasciati con una silenziosa promessa di reincontrarci Altrove, in un AltroQuando.
Si chiama Isabelle. 17 November Quindicesimo giornoBERCIANOS DEL CAMINO
h 18:20
16/08/06
Dopo una giornata riposante e ricca di risate, vino, allegria e riposo per i miei poveri tendini, eccoci giunti a Bercianos.
Un villaggio di capanne costruite con paglia e fango, una chiesa, un bar e la fontana.
Fine.
Ieri a Carillon de los Condes, una città di tutto rispetto, piccolina ma accogliente e ricca di angolini.
Qui il nulla, e nei 12 Km da Shàgun a Bercianos pioggia e un forte vento hanno fortemente indebolito i debilitati fisici dei pellegrini, quasi due ore a camminare sotto la pioggia! Se non diventiamo "uomini veri" dopo queste prove allora addio!
Oggi abbiamo attraversato Terradillos de los Templares, dove sorge un'antichissima chiesa fondata con tutta probabilità dal celebre ordine monastico-guerriero...
Stasera cena comunitaria per rincuorarci, Fabio e Erica sono riusciti a raggiungerci in pullman e si sono di nuovo uniti a noi!!!
Questa sera preghiamo che la pioggia si allontani, e con lei il vento e i dolori, perchè le mete che ci aspettano richiederanno forza e sostanza. 07 November Quattordicesimo giornoCARILLON DES LOS CONDES
h 15:42
14/08/06
Oggi giornata difficile. Il gruppo si è sciolto, Fabio e Erica sono rimasti a Boadilla del Camino un giorno in più per riprendersi da malesseri vari (mal di stomaco, debolezza e dolori sparsi), noialtri siamo andati avanti ma: io sono arrivato molto dopo alla meta a causa di una tendinite al piede destro che oggi mi ha fatto davvero vedere Sant'Antonio (di San Giacomo ancora per altre due settimane non se ne parla!) più altri tre o quattro santi a scelta. Spero guarisca presto perchè di questo passo sarò costretto a prendere il pullman per riposare un paio di giorni...sob!
Cristina (la signora quarant'enne in gruppo con noi) ha dolori allo stomaco, ma dovrebbe essere ugualmente riuscita a raggiungre gli altri.
Gli altri sono Stefano, Matteo e Sara. Nessuno di questi tre ha (per il momento) problemi fisici seri.
Io ho trovato posto per fortuna nello stesso paese degli altri, ma non potendo proseguire di un solo passo mi sono fermato all'albergue prima e stanotte dormo da solo. Il dolore è forte, ma devo superarlo. Un altro problema sarà cercare di riunirci tutti , perchè qua i telefoni lasciano molto a desiderare...ora vado a farmi una doccia, sperando che il futuro mi appaia meno buio! 04 November I poeti sconfitti:un epitaffioNel suo sguardo austero c'era quasi un tentativo di mendicare, una supplica mai esaudita, oserei dire una purezza, la purezza degli sconfitti, che è un miscuglio di labile disperazione e testardaggine. Tengono duro. Insegnano fino alla fine, sul letto di morte.
Leggono una penultima poesia.
Fleur JAEGGY
I beati anni del castigo
ed. Adelphi 02 November Un poeta "coi controcazzi"Mio dio, cosa tocca vedere...ragazzi, io vi segnalo il vero, grande link della poesia fatta blog..io non ho avuto il coraggio di commentare, anche perchè amichetti e amichette del "poeta" com'egli ama definirsi, sarebbero prontamente partiti a difendere il proprio beniamino (leggetevi anche i commenti, è fondamentale). Beninteso, niente in contrario contro le vocazioni artistiche di ognuno, ma perchè definirsi poeta, ma perchè numerare tutte le poesie pubblicate, ma perchè firmarsi con un by prima del nome?
Vabbè, io sono qui per dialogare pacificamente, con lui, se vuole contattarmi, o con qualcuno dei suoi amici e/o amiche, di poesia, da lettore autodidatta pronto a espormi al pubblico linciaggio.
La poesia non è brandire scettro.
Tredicesimo giornoBOADILLA DEL CAMINO
h 18:00
13/08/06
La strada e il vuoto, il silenzio che chiacchiera coi pensieri, le Mesetas sono così.
Spazi immensi ricolmi solo di nuvole e cielo e passi, papaveri come coriandoli assurdi nelle vaste distese di grano mietuto.
Ieri i nostri compagni di viaggio torinesi ci hanno salutato, tornano alle loro vite fatte di automobili, esami, elettrodomestici, happy hour, lo stesso letto per ogni notte.
Anche per me sarà presto così, ma le parole dette e gli incontri fatti quando non hai fissa dimora sono imparagonabili.
Le Mesetas sono una metafora della vita, perchè qui le distanze sono ingannevoli.
Non serve guardare la meta, ma occorre concentrarsi sul metro percorso, sui passi e sul vento. La meta arriverà. Come nella vita, concentrarsi sul presente rende migliori. Chi guarda troppo al futuro può demoralizzarsi o illudersi e quindi rinunciare o soffrire, meglio davvero, almeno qui, vivere "al metro".
Non depreco chi vive per il proprio futuro, perchè assieme al passato, è l'unica cosa che esiste, al contrario del presente...paradossale no?
E' affascinante esplorare l'insondabile. 29 October Dodicesimo giornoTOSANTOS
h 19:00
10/08/06
L'albergue che ci ospita stasera ha richiesto un atteggiamento diverso. Per la prima volta l'hospitaleros ha richiesto un approcio spirituale alla giornata, un uomo dalla voce ferma e dolce.
Egli si oppone alla "turistizzazione" del pellegrinaggio e alle speculazioni monetarie che su esso si compiono. Ha messo in chiaro le cose, ha proposto un momento di preghiera e ringraziamento prima e dopo cena, non costrigendo però nessuno a farlo se lo riteneva non consono alla propria sensibilità (o alla propria stanchezza).
La cena è prepararara insieme per condividere tutto come in una vera e propria famiglia.
L'albergue è spoglio, ma non freddo, essenziale ma non squallido.
Al contrario, si respira una grande spiritualità: è anche allestita una stanza per la preghiera, sembra quasi un altarino zen, talmente è piccolo. Si prega seduti davanti a un minuscolo crocifisso in legno, pochi fiori freschi disposti con gusto e volendo si puo' ascoltare della musica rilassante.
E' il primo albergue così che incontriamo, l'offerta per il tutto è ovviamente lasciata al cuore del pellegrino...quasi mi dispiace non essere cattolico oggi.
Quasi. 26 October Undicesimo giornoGRAGNON
h 23:00
9/08/06
Che dire?
Questa notte per la prima volta dormirò ospitato in un'antica abbazia del XV° secolo, diventata rifugio per i pellegrini.
L'accoglienza calorosa, la cena fatta in comune, il silenzio per il ringraziamento del cibo e poi il ristoro....tutto meravigliosamente umano e fraterno.
Abbiamo cenato in una grande sala di pietra, che si raggiunge salendo scale strette strette. A fine serata una chitarra ha allietato la compagnia, si è suonato Bertoli, incredibile! Tutti hanno aiutato tutti, preparando, sparecchiando e massaggiando.
Poi tutti hanno qualcosa da raccontare qualcosa, si impara molto se si sa ascoltare.
Questa sera ho capito anche che nella gioia dell'incontro c'è già il seme della separazione e viceversa. i compagni e le compagne di viaggio vanno e vengono, qualcuno rimane, ma le strade per quanto unite restano fondamentalmente differenti.
O no?
Ringrazio Dio per il beneficio del dubbio. ...Di che cosa parla Silvia? A ben guardare: di nulla. Ma questo nulla fatto di minute osservazioni, confidenze, riflessioni e commenti, alla fine si configura come quell'atmosfera che di solito va sotto il nome di intimità. Un'intimità discreta, ragionevole, familiare che rassomiglia a lei.
Qualche volta penso che Silvia non dice nulla , perchè, in fondo, tra di noi tutto è già stato detto. Ma quando? Ecco l'altro mistero; se ci penso seriamente e me lo domando devo ammettere: mai. Dunque si tratterebbe di un'intimità puramente fisica, creata non già dal significato delle parole, ma dal tono della voce, dagli sguardi, dagli atteggiamenti che accompagnano le parole stesse.
Alberto MORAVIA
L'uomo che guarda
Bompiani
PS Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale ok? 25 October Decimo giornoRiprendo oggi la pubblicazione delle mie pagine, perchè i miei amici me lo hanno chiesto, e perchè gli voglio bene, e perchè ci tenevo anch'io. Solo un grazie, per aver cercato di comprendere.
AZOFRA
h 22:05
8/08/06
Ci siamo uniti a un gruppo di italiani disuniti.
Cioè, mi spiego, italiani che partiti da soli si sono mano a mano aggregati lungo il Cammino.
Siamo in nove ora, come la compagnia dell'anello, io sono stato nominato il Gandalf, della situa, per via del cappello di paglia e del lungo bordone da mago (al ritorno lo vedrete, è bellissimo!). Con noi c'è una ragazza di Como piccola e cazzuta e riccia (Erica), una signora dolce sulla quarantina di nome Cristina, che ci dà una mano con la cucina e con lo spagnolo.
Ci completiamo, abbiamo caratteristiche differenti che tornano utili nella convivenza e nell'organizzazione delle giornate.
Gli ultimi due ragazzi sono Luca e Giorgio, rispettivamente di Torino e Grugliasco (!), uno di loro, Giorgio suona molto bene la chitarra classica, ma in quanto a canzoni...lascia volentieri il campo.
Stasera si è cucinato tutti insieme nell'albergue di Azofra, un paesello incantevole della Rioja, la regione che segue la Navarra.
Poi si è cantato con la sguitarra e abbiamo fatto più chiasso che potevamo, coi francesi che, non potendoci battere (anche stavolta) si sono uniti a noi. La voglia di musica è tanta, e tutti volevamo cantare e bere, e così è stato!
Ora dormo nuovamente in un letto morbido e soffice, dopo la precedente nottata all'addiaccio è una benedizione!
Dimenticavo Sara! la ragazza tedesca che ormai viaggia stabilmente con noi, ma lei merita un discorso a parte!
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